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Fattori Trigger: il vino può scatenare un’attacco di cefalea…siamo sicuri?

Per gli Emicranici il vino viene generalmente indicato come un fattore trigger cioè un fattore scatenante. In realtà l’argomento è oggi dubbio. A qualcuno capita, ad altri no. In un precedente articolo abbiamo affrontato il discorso dell’  emicrania e fattori trigger. Ci sono tanti fattori (altri cibi – cioccolata -, ciclo, clima, etc) che fino a ieri erano, e lo sono in gran parte tuttora, considerati capaci di precipitare un attacco di cefalea. Oggi la questione comincia ad essere rivalutata.

L’Emicrania è una cefalea primaria per cui una causa unica non è stata identificata. Oggi sappiamo che per ragioni anche genetiche, il sistema nervoso di una persona emicranica presenta delle caratteristiche disfunzionali neurofisiologiche e metaboliche peculiari che lo rendono più sensibile e facilmente irritabile in determinati momenti e contesti (perchè il dolore alla testa).

Riguardo al vino, l’opinione comune è che i sulfiti presenti, la vasodilatazione indotta o la metabolizzazione dell’alcool stesso siano provocativi per un sistema nervoso già più sensibile e dunque possano far precipitare un attacco.

Oggi si ipotizza invece che la reazione all’alcool (così come ad altri fattori) possa essere semplicemente la manifestazione sintomatologica secondaria all’attivazione, già in atto, delle disfunzioni neuronali che caratterizzano e di sottofondo precedono un attacco di Emicrania.

Dunque il vino non sarebbe il fattore trigger che scatena, bensì il fattore che “smaschera” un’iper-sensibilizzazione e irritazione nervosa già avviata. Insomma alcuni fattori NON sarebbero la goccia che fa traboccare un vaso già pieno fino all’orlo (=irritazione) e non più in grado di contenere, ma sarebbero i “fattori rivelatori” o, più semplicemente, i sintomi iniziali di uno stravaso già in  atto.

Questo discorso può avere un senso per tutti quei fattori – ad esempio alimentari o esterni (clima) – che hanno un’influenza “saltuaria”, poco menzionata dai pazienti stessi, e spiegherebbe anche perché certe persone vi rispondono in un modo e altre no.

Nel caso di eventi che, soggettivamente, quando si verificano, “scatenano sempre” al 100% un attacco si potrebbe effettivamente continuare a ipotizzare il concetto di “vero” fattore trigger. Per questo motivo, il Diario usato costantemente negli anni rappresenta uno strumento fondamentale.

Diario: il miglior strumento per accertare la reale Frequenza degli attacchi

Il Diario in cui annotare gli episodi di Cefalea è uno strumento importantissimo e fondamentale. Ne esistono a centinaia di tipo cartaceo nonché numerose applicazioni per smartphone e tablet.

Il mio consiglio al volo: scegliete la cosa più semplice da compilare! Anche l’agenda va bene, come il calendario in cucina, l’importante è scrivere!

Il Diario Cefalee e’ l’unico strumento con cui controllare la reale frequenza, durata, intensità degli episodi, nonché verificare gli eventuali fattori precipitativi o contribuenti,  gli effetti dei farmaci e la loro corretta assunzione.

La frequenza degli attacchi è il parametro principale che pazienti, medici e gli altri professionisti che si occupano di cefalee vogliono migliorare.

Oltre al giorno in cui si verifica un attacco, annotarne l’orario d’inizio e fine è fondamentale per definirne la reale frequenza. Tu lo fai? Ti segni gli orari? Per distinguere infatti un attacco da un altro devono passare 24 ore, altrimenti stiamo parlando del medesimo episodio.

Esempio: il tuo attacco – cioè la manifestazione sintomatologica della tua cefalea – inizia alle 8 di mattina e termina, con farmaci e rimedi vari, nel pomeriggio alle 16.  Vai a dormire e alle 3 di mattina hai di nuovo sintomi. Poiché non sono passate 24 ore, in realtà questi sintomi fanno parte ancora della prima manifestazione e indicano che le disfunzioni neuronali di sottofondo di questo episodio sono ancora attive.  Se invece i sintomi si presentassero dopo le 9 di mattina, allora , essendo passate 24 ore, in realtà sarebbe un vero e nuovo episodio da considerare.

Perché questo può essere importante sia per te che per il clinico? Perché la frequenza dei giorni (quella generalmente contata) in cui si sperimentano i sintomi non corrisponde sempre alla reale frequenza, cioè al numero effettivo, dei veri, singoli attacchi.  Sul Diario posso scrivere e leggere sintomi distribuiti su 12 giorni e dunque pensare “Ahia 12 attacchi!”. Controllando gli orari può risultare invece che gli attacchi effettivi sono “solo” 3 della durata di 4 giorni ciascuno, per esempio. Questo numero di giorni è sempre importante ma l’informazione clinica sull’evoluzione della condizione è diversa. Inoltre l’obiettivo e la strategia medico-riabilitativa in questo caso può cambiare, così come la scelta dei medicinali o altri rimedi.

Durata: un attacco di cefalea può durare minuti, ore, giorni, settimane o mesi?

La Durata delle Cefalee in generale è molto variabile. Parliamo di anni o qualche mese in base alla storia del disturbo, parliamo di secondi, minuti, ore, giorni in relazione all’attacco e alla tipologia di forma.

L’Emicrania senz’aura è una cefalea primaria che per una donna può iniziare in giovane età e protrarsi fino alla menopausa per esempio. Una Cefalea Post-Traumatica Cervicale o una Cefalea Cervicogenica o da disturbo Temporo-Mandibolare sono invece forme secondarie al verificarsi di un trauma o di un “disordine” neuro-muscolo-articolare cervicale o mandibolare, per esempio, e possono durare qualche settimana o mese fino a quando non si risolvono le disfunzioni e disabilità correlate (rimedi e pregiudizi sul mal di testa e il rachide cervicale).

Secondo la classificazione internazionale delle Cefalee esistono vari criteri diagnostici che caratterizzano le varie forme e tra questi, ci sono precise indicazioni sulla durata degli attacchi che vanno ben considerate quando si vuole fare Diagnosi Medica specifica.

Ad esempio per diagnosticare la terribile, e per fortuna rara, Cefalea a Grappolo  (una volta conosciuta come Cefalea del Suicidio) occorre considerare tra i diversi criteri la caratteristica durata degli attacchi che possono durare dai 15 ai 180 minuti (se non trattati), più volte al giorno, per settimane o mesi  – periodo del grappolo – seguita da periodi di remissione che durano altrettanti mesi (nella forma cronica questo non avviene invece).

Gli attacchi di Cefalea Tensiva che è la forma di cefalea primaria più diffusa al mondo durano dai 30 minuti a 1 settimana di seguito. Nelle forme croniche (più di 15 attacchi al mese per più di 3 mesi continui) la durata può essere ben superiore, infatti la Cefalea Tensiva Cronica è anche “etichettata” come Nuova Cefalea Persistente Quotidiana.

Gli attacchi di Emicrania senz’aura, che è la seconda cefalea primaria più comune, durano 4 – 72 ore, quando non vengono trattati con il farmaco preciso nei tempi giusti e secondo le modalità corrette.

Dopo la Frequenza degli attacchi, anche la Durata e infine l’Intensità sono gli altri 2 parametri importanti da monitorare sul Diario quando si fanno delle terapia anti-cefalea per capire i reali miglioramenti.

Il consiglio migliore è quello di segnare sul proprio Diario l’orario di inizio e fine di ogni episodio sintomatologico. La Durata complessiva e reale può calcolarla il clinico sulla base delle 24 ore.

Un miglioramento cioè una riduzione della Durata degli attacchi sono un dato e un’informazione ottime che indicano che la strada intrapresa è giusta!

Intensità: leggera, moderata o severa?

Anche quello dell’Intensità è un parametro importante ma relativo perché le proprie esperienze sintomatologiche in cui il dolore è sicuramente il principale protagonista, sono appunto proprie, soggettive.

Pur avendo la stessa forma di cefalea, un’Emicrania senz’aura per esempio, l’intensità dell’attacco varia da persona a persona, da momento a momento.

Secondo la classificazione internazionale delle cefalee tra i vari criteri diagnostici che caratterizzano le varie forme ci sono precise indicazioni anche sull’intensità degli attacchi ed anche questo va ben considerato quando si vuole fare Diagnosi Medica specifica.

Secondo tali criteri, gli attacchi di Cefalea Tensiva hanno un’intensità che va da leggera a moderata, mentre gli attacchi di Emicrania senz’aura,  intensità che vanno da moderate a severe. Cosa significa e come capirlo?

Esistono delle scale di valutazione visive, validate, per capire il livello di intensità. Generalmente un clinico chiede al paziente: “Pensi al dolore peggiore mai provato nella sua vita. A questo dolore diamo il punteggio 10. Su una scala da = a 10 dove 10 è questo dolore massimo, l’intensità del suo ultimo attacco qual è stata?” oppure “la media dei suoi attacchi è…?”, “l’intensità più bassa che ha provato o può sperimentare durante un attacco è …?”.

cefalea scala

La cosa migliore da fare è somministrare e/o fornire direttamente al paziente le scale valutative che di volta in volta può compilare.

Cambiamenti migliorativi dell’intensità sono un dato molto importante da considerare e valutare, nonostante la soggettività,  perché appunto è quello più considerato dai pazienti.

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