Introduzione

I medici chiamano “Cervicalgia” quella condizione caratterizzata da Dolore al collo e disfunzioni di mobilità del collo, o per meglio dire del Rachide Cervicale.

Il “dolore del collo o cervicalgia” affligge numerose persone in momenti diversi della loro vita e sono tra le cause più comuni di richiesta di cure sanitarie.

Dalla letteratura sappiamo che circa i 2/3 della popolazione soffrirà almeno una volta nella vita di tale problema.

Più del 60% delle persone che soffrono di una forma di Cefalea, hanno anche dolori al collo prima, durante o dopo gli attacchi.

Rachide cervicale in breve

Il collo o rachide cervicale si compone di 7 vertebre di cui le prime (l’atlante C1, l’epistrofeo C2 e la terza cervicale C3) sono altamente “specializzate” e spesso coinvolte in varie problematiche (disfunzioni cranio-cervico-mandibolari, cefalea cervicogenica, cefalea da disfunzione temporomandibolare, nevralgia occipitale, “colpo di frusta”).

Svolge un ruolo fondamentale nei movimenti della colonna vertebrale, nell’equilibrio e negli adattamenti posturali statici e dinamici, nella fonazione e nella masticazione, supporta le strutture craniche e temporomandibolari per cui ogni problema a livello cervicale si ripercuote anche a questi livelli.

Inoltre è strettamente collegato alle esperienze psicoemozionali della persona i cui sintomi cervicali possono essere l’espressione somatica in parte.

Il dolore cervicale le cause

Il rachide cervicale per la sua grande mobilità è più sensibile al deterioramento nel tempo che numerosi fattori possono generare.

Le cause più comuni di degenerazione e Dolore cervicale sono infatti:

– l’avanzare dell’età,

– i micro-macro traumatismi sportivi

– i micro traumatismi delle attività quotidiane o lavorative da posizioni “scorrette” mantenute a lungo, o movimenti “scorretti” , stereotipati e ripetuti in automatico

– gli incidenti (il cosidetto “colpo di frusta”),

– la sedentarietà e la conseguente ipotonicità neuro-muscolare,

– i movimenti anomali o eccessivi o improvvisati (tipici delle persone che decidono di riprendere attività dopo un lungo “letargo” e in un weekend fanno un’esagerazione di esercizi, corrono etc )

– le posture “cattive” – come popolarmente  si dice – cioè quelle posizioni biomeccanicamente svantaggiose per il corpo che comportano sovraccarichi / stress articolari, alterazioni muscolari e della coordinazione neuromotoria.

L’esempio peggiore è la diffusissima e cosidetta “Forward Head Posture – FHP”  cioè posizione della Testa Protratta in Avanti”:

   

cause del dolore cervicale

cause del dolore cervicale

Questa posizione è correlata spesso a cervicalgie, cefalee tensive, cefalee cervicogeniche, disfunzioni temporomandibolari.

Considera che quando la tua testa è flessa in avanti di 45°, è come se avessi sul collo un bambino di 20 Kg, se arrivi a 60° (che è quello che accade coi cellulari) è come se avessi un bambino di 27 kg sul collo.  Secondo te è degenerante la cosa? Credo proprio di sì.

Le cause elencate, in modo graduale o improvviso, possono comprimere o stirare in modo anomalo o esagerato le delicate strutture del collo e irritarle e infiammarle generando dolori e sintomi e segni vari.

Se si interviene tardi o nel modo non appropriato il problema resterà di sottofondo. Questo favorirà e velocizzerà i fenomeni già naturali di degenerazione articolare con la formazione di processi artrosici e osteofitici (che ne sono l’evoluzione e dipendono dall’accumulo di calcio sulla cartilagine articolare) e lo sviluppo di dolori cronici persistenti.

Tessuti che causano il dolore cervicale

Quali sono i tessuti che irritati possono causare il dolore cervicale?

– i dischi intervertebrali,

– le articolazioni,

– i muscoli,

– le arterie e le vene,

– le meningi (la dura madre) e i nervi stessi

Tutte queste strutture innervate sensitivamente possono indipendentemente o insieme generare dolori.

Anche gli schemi di movimento , quindi semplicemente il modo in cui ti muovi, può generare dolore senza che ci sia un tessuto danneggiato specifico.

Un certo tipo di movimento può infatti comprimere o stressare in modo anormale o eccessivo una o più delle tessuti sopraelencati e provocare dolore. Ma non c’è un danno o un’infiammazione specifica!

C’è un sovraccarico con una sensibilizzazione momentanea dei tessuti.

Nello sviluppo del dolore cervicale gioca inoltre un ruolo fondamentale il modo in cui ogni persona elabora e interpreta nel proprio cervello gli stimoli nocicettivi provenienti da queste strutture.

Le esperienze precedenti, lo stato emotivo, gli stress sociali e lavorativi, l’ansia, la paura, il livello culturale, le aspettative e i valori della persona possono influenzare a vario titolo il modo in cui vengono elaborati gli stimoli e dunque determinare la risposta e l’esperienza dolorosa.

Ci sono persone con degenerazioni articolari importanti (ernie e protrusioni) che NON hanno dolori.

Al contrario persone che hanno pochissimi segni degenerativi o non hanno nulla (nessuna ernia, o protrusione o altra lesione) e hanno dolori.

E’ il modo in cui il tuo cervello e dunque tu elabori gli stimoli che produce la tua esperienza dolorosa.

Sicuramente l’intensità e la ripetizione di uno stimolo nocicettivo (che fa male), alterano la sensibilità del sistema nervoso periferico e centrale.

Quando questa alterazione scende sotto una certa soglia, si verificano alterazioni percettive particolari per cui stimoli lievemente fastidiosi o dolorosi nella normalità (un pizzico ad esempio) diventano iper-dolorosi (fenomeno cosidetto dell’iperalgesia), e stimoli tattili o meccanici normali, invece, diventano dolorosi, ad esempio una carezza o spazzolare i capelli provocano dolore (fenomeno cosidetto dell’allodinia, tipico di molti pazienti Emicranici).

Per  fortuna ci si può lavorare  con ottimi risultati. Basta affidarsi ad esperti.

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