Cosa sono i Fattori Triggers?

I triggers sono quei fattori che da soli o in combinazione possono attivare, cioè indurre un attacco di emicrania in soggetti predisposti o sensibili al fattore medesimo.

Un attacco di emicrania è comunemente associato a un’ampia varietà di fattori trigger esterni o interni. L’influenza di questi fattori è soggettiva. Su alcune persone hanno effetto alcune cose che in altre non provocano nulla.

Questi fattori sono spesso definiti scatenanti o precipitanti nel senso che facilitano l’attacco ma non significa che sono la causa dell’emicrania!

Sono fattori “sensibilizzanti” nel senso che possono irritare il sistema nervoso in quelle persone suscettibili, attivando tutta una serie di meccanismi neurofisiologici che lo rendono più reattivo nei confronti di stimoli interni ed esterni con conseguenze amplificazione o deformazione nell’interpretazione degli stimoli stessi e di quelli successivi, infiammazione e produzione di dolori.

Puoi leggere anche il precedente articolo riguardo ai Fattori Trigger . 

Quali sono i Fattori più comuni nell’emicrania?

I fattori precipitanti più comuni nell’emicrania sono:

Ormoni: le modificazioni ormonali accompagnano spesso l’emicrania. Alcune donne hanno attacchi solo nel periodo mestruale, altre anche al di fuori. In gravidanza l’emicrania può peggiorare nel primo trimestre ma poi migliorare e risolversi. Nella menopausa può migliorare, risolversi, peggiorare o restare immodificata. L’attività degli estrogeni può essere influenzata a sua volta da tanti fattori e media numerosi e fondamentali processi interni. La gestione di questo fattore è farmacologica. Di fatto queste modificazioni sono eventi naturali. La loro influenza negativa potrebbe essere il risultato di una loro interpretazione anomala da parte di un sistema nervoso già sensibilizzato. Leggi qui per capire meglio le connessioni  emicrania, ciclo mestruale e rachide cervicale .

Alimenti: circa il 12-54% degli emicranici riporta attacchi emicranici in relazione all’assunzione di alcuni alimenti e sono ben pochi quelli in grado di identificare cibi specifici provocativi. I principali alimenti oggi indicati da evitare sono:

pasta (grano, segale, mais), ceci, fagioli di soia, arachidi, agrumi, banane, mele, pomodori, melanzane, peperoni, patate, cipolla, aglio, sedano, dado da brodo, cioccolato, caffè, panna, crema, gelati confezionati, maionese, insaccati, alimenti conservati e carni pretrattate (hot dogs), carni e zuppe in scatola, fegato e patè, crostacei, formaggi stagionati, aceto, alcool (vino rosso), cibo cinese,  bevande gasate.

E’ bene sottolineare di nuovo che il discorso è soggettivo. La letteratura scientifica è ancora limitata al riguardo con dati contrastanti. Questi alimenti contengono caratteristiche chimiche (nitriti, aspartame, glutammato, allergeni) che sembrano mediare e favorire processi infiammatori  in generale o interferire indirettamente con le concentrazioni plasmatiche di estrogeni influenzando la loro attività, con ripercussioni magari sull’emicrania correlata al ciclo mestruale ad esempio.

Come evidenziato dalla prestigiosa Harvad Medical School, la relazione cibo – emicrania è una questione personale! Le diete povere di carboidrati e grassi, ad alto contenuto di fibre e senza derivati animali, diete vegane e chetogeniche sembrano avere effetti benefici. La dieta chetogenica in particolare sta riscuotendo interesse e un recente studio italiano ha dimostrato che questa dieta è in grado di normalizzare alcune funzioni neurofisiologiche e metaboliche deficitarie tipiche dell’emicrania (Di Lorenzo 2015).

Clima: cambiamenti di  temperatura,  pressione e umidità sono molto spesso riferiti come fattore trigger. Anche in questo caso la letteratura è limitata. Si può ipotizzare che il sistema nervoso degli emicranici, pre-sensibilizzato geneticamente o sensibilizzato da altri fattori, possa, superata una certa soglia, vedere modificati i recettori corporei sensibili ai cambiamenti di tempertaura e di conseguenza avere un’alterazione della loro interpretazione.

emicrania trigger

Stress, tensioni emotive: in base agli studi tra il 58% e l’80% dei pazienti riporta lo stress come fattore trigger importante. L’associazione è dunque importante ma la correlazione temporale tra tensioni emotive – ansia, depressione, preoccupazioni, rabbia, distress –  ed attacchi di emicrania non è però così lineare. Anche emozioni positive possono agire da trigger su alcune persone. Gli stato d’animo comportano cambiamenti neurochimici importanti positivi o negativi che possono sicuramente influenzare il sistema nervoso o essere mal-interpretati da un sistema nervoso già sensibilizzato, predisponendolo ancor più allo sviluppo degli attacchi.

Sonno e fatica: dormire poco (meno di 7 ore) e male è un fattore trigger comunissimo nell’80% degli emicranici. Anche dormire molto lo è però. La fatica è riconosciuta come fattore trigger da 16-79% dei pazienti. Sia i disturbi del sonno che la fatica possono essere però conseguenza e sintomi dell’emicrania. Un nesso lineare non è stato ancora stabilito ma di certo anche in questo caso l’associazione è frequente e la quantità del sonno ha un ruolo importante nel modulare la disabilità della condizione. Dormire almeno 7 ore e bene è benefico a prescindere.

Luci, rumori, odori: il fastidio alle luci, ai rumori e agli odori è una delle associazioni più comuni e forti riportate dagli emicranici. Uno studio recente ha messo in discussione però il ruolo precipitativo dei questi stimoli evidenziando come l’iper-sensibilità a tali stimoli sia parte dell’attacco emicranico stesso (Schulte 2015). Dunque essi sarebbero sintomi – cioè conseguenza della pre-attivazione nocicettiva neurale emicranica – che poi verrebbero amplificati una volta innescato l’attacco contribuendo a peggiorarlo in un circolo vizioso di anomale amplificazioni sensoriali.

Attività fisica/ esercizio: anche in questo caso i dati sono contrastanti. In alcuni pazienti le attività fisiche sono scatenanti mentre in altri riducono la frequenza e l’intensità degli attacchi. Gli esercizi aerobici purchè a bassa soglia sembrano comunque avere un effetto positivo generale. Secondo uno studio (Koppen 2013) la maggior parte degli emicranici sensibili all’attività fisica riporta di avere dolori cervicali e identifica questi dolori come sintomo/segno iniziale dell’attacco. La funzionalità del rachide cervicale va sempre valutata in un emicranico!

Fattori muscoloscheletrici: disfunzioni e dolori articolari e miofasciali soprattutto a carico del rachide cervicale o temporomandibolari, sono provocativi e peggiorativi. Esistono delle precise connessioni neurali tra le strutture del collo e della testa la cui irritazione è stata dimostrata essere in grado di precipitare gli attacchi e peggiorarli. Un recente studio (Ashina 2015) ha dimostrato un’associazione ampia e frequente – 86% dei pazienti! – tra i dolori cervicali, l’emicrania e la cefalea tensiva.  Un altro studio (Lampl 2015) ha evidenziato come i dolori cervicali siano un fattore precipitativo da valutare negli emicranici. Altri studi (Tfelt Hanson 1981, MA Giambernardino 2007) hanno evidenziato come il trattamento dei trigger points miofasciali possa essere d’aiuto. Valutare la presenza di queste disfunzioni e trattarle migliora la frequenza, intensità e durata degli attacchi di emicrania!

Leggi qui per capire meglio le connessioni  mal di testa e rachide cervicale

Cosa fare?

Ci sono due “scuole” di pensiero opposte riguardo le strategie di gestione di questi fattori. La prima , la più diffusa, sostiene la necessità di identificare i trigger e di evitarli al massimo qualora e quando possibile. Altri professionisti invitano anch’essi all’identificazione dei fattori ma ritengono che evitarli renda comunque il sistema nervoso influenzabile da parte loro e  soprattutto sostengono che questo evitamento, nel tempo, potrebbe diminuire le capacità di risposta difensiva favorendo attacchi più intensi e frequenti. Quindi verrebbe consigliato di “affrontare” il trigger nel senso di non evitarli ma di imparare a viverne e gestirne l’esposizione.

Sicuramente il primo step fondamentale comune a entrambi i punti di vista è l’uso del DIARIO. Usare costantemente un diario per annotare ad ogni attacco l’evento scatenante o il cibo o altro fattore ritenuto determinante, aiuta ad individuare con precisione gli eventuali triggers nei confronti dei quali si sceglierà la strategia di intervento e gestione più opportuna di caso in caso.

PUOI SCARICARE IL DIARIO CLICCANDO QUI: DIARIO CEFALEE

 

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