Emicrania in breve

L’emicrania è una condizione neurologica complessa e multifattoriale. E’ un una cefalea primaria. Non esiste una causa unica ma numerosi fattori contribuiscono al suo sviluppo in base a caratteristiche di predisposizione genetica e suscettibilità individuali.

E’ la terza patologia più frequente a livello mondiale (dopo la cefalea tensiva e le carie dentali) e quella che causa più disabilità tra i disordini neurologici perché colpisce persone che sono nel pieno delle loro attività lavorative, famigliari e sociali (1 donna su 4 tra i 30-40 anni).

Le sue caratteristiche fondamentali:

  • ricorrenza di attacchi di mal di testa unilaterali, disabilitanti per durata (4-72h) e intensità del dolore (moderata-severa), qualità pulsante
  • presenza di sintomi associati di vario genere (nausea, vomito, ipersensibilità e fastidio a luci o rumori o odori, dolori cervicali, difficoltà a concentrarsi, a leggere e a parlare,  spossatezza, vertigini,  stordimento, intolleranza ai movimenti)
  • disfunzioni ricorrenti che interessano varie aree e funzioni subcorticali e corticali

I sintomi risultano dall’attivazione dei cosidetti complessi nervosi trigeminovascolare e trigeminocervicale. L’irritazione di questi neuroni comporta la loro sensibilizzazione e iper-eccitazione verso stimoli successivi e diversi con conseguente produzione di sintomi e dolore.

C’è una notizia positiva: il tuo sistema nervoso non è malato. Non c’è nessuna lesione in testa, nessun batterio o virus malefico.

“Per natura”, il tuo sistema nervoso tende più facilmente a percepire ogni stimolo in modo anomalo e amplificato, in base al livello di disequilibrio omeostatico in cui si trova in un certo momento e all’intensità dell’ esposizione stimolatoria.

Per approfondire leggi qui: cefalea-e-sistema-nervoso-centrale.

Alla base di un attacco di emicrania c’è sempre un’infiammazione di specifici neuroni del sistema nervoso periferico o centrale. Leggi qui: perche-il-dolore-alla-testa.

Oggi l’emicrania è considerata un “disordine di elaborazione e interpretazione sensoriale”. Tutto ciò che facilità “percezioni pericolose”  e l’esperienza dolorosa può di fatto innescare gli attacchi.

Fattori Trigger

Numerosi fattori trigger di vario genere possono favorire quest’attivazione e dunque promuovere questa cascata di eventi biochimici scatenando un attacco.
Per approfondire il discorso leggi quest’altro articolo Emicrania e Fattori Trigger.
In particolare, i tessuti miofasciali sembrano giocare un ruolo importante da questo punto di vista, infatti

gli stimoli nocicettivi provenienti dai tessuti fasciali-muscolari delle regioni craniali, cervicali, temporomandibolari possono avere un’azione provocativa e scatenante per la cefalea.

Questo è possibile ed è stato scientificamente dimostrato perché esistono delle peculiari interconnessioni neurali tra nervi cervicali e il nervo trigemino (il complesso trigemino-cervicale) per cui problemi articolari e muscolari cervicali possono causare o “riferire” dolore e altri sintomi in diverse aree della testa.
Per comprendere meglio questi meccanismi di sensibilizzazione e irritazione reciproca leggi quest’articolo Emicrania, Rachide Cervicale e Ciclo Mestruale.

Emicrania, Muscoli e Trigger Point Miofasciali

Così come accade nella cefalea tensiva, che è la forma di cefalea primaria più diffusa al mondo, dunque

anche nell’emicrania i muscoli possono avere un ruolo significativo nella genesi di un attacco.

I muscoli possono essere infatti disfunzionali a causa di traumi, ridotta o eccessiva mobilità articolare, oppure per la presenza di trigger points miofasciali (MTrPs):  aree microscopiche di alterazione metabolica e circolatoria, e di infiammazione muscolare. Questi possono irritare e attivare i neuroni del complesso trigeminocervicale e innescare una cascata di eventi che hanno come risultato lo sviluppo di un attacco di cefalea oppure lo peggiorano se già in atto.
Per approfondire l’argomento sui Trigger Points Miofasciali leggi l’articolo Trigger Points Miofasciali.
Per quanto riguarda l’emicrania, i muscoli più colpiti da queste disfunzioni miofasciali sono secondo letteratura: il muscolo trapezio superiore, lo sternocleidomastoideo, i muscoli suboccipitali, i temporali, l’obliquo superiore dell’occhio, il semispinale e lo splenio del collo (Fernandez de las Penas et al. 2006a, 2006b, 2008,2010b, Calandre et al. 2006, Giambernardino et al. 2007, Tali 2014).
I Trigger Points dei muscoli sub-occipitali e temporale sono presenti nel 93% degli emicranici. Il numero dei TrPs è correlato alla frequenza e durata dell’emicrania.
Attenzione: un nesso causale diretto non è stato dimostrato ancora ma nel 30% dei pazienti la palpazione dei TrPs provoca un attacco di emicrania indicando che stimoli nocicettivi periferici dei tessui miofasciali possono irritare il sistema trigeminocervicale e agire da fattori provocativi di un attacco.
Altre evidenze supportano il concetto. Infatti il trattamento dei TrPs dei muscoli del collo e delle spalle si è dimostrato molto benefico (Tfelt-Hanson et al. 1981). Un altro studio ha dimostrato che trattando i TrPs non solo migliora la soglia di attivazione al dolore dei pazienti nelle aree affette, ma il numero di attacchi emicranici (la frequenza) si riduce significativamente nei 60 giorni di trattamento (Giambernardino et al. 2007).

Rimedi: la Terapia Manuale Miofasciale

Solitamente negli emicranici, i dolori e le disfunzioni muscolari sono trattati farmacologicamente.

Questo è un grave errore alla luce delle considerazioni precedenti nonché un problema perché in generale i farmaci hanno numerosi effetti collaterali, l’uso non corretto e frequente può favorire intossicazioni, e il sovrauso di medicinali è una delle cause principali di cronicizzazione dei dolori nonché il responsabile di una forma di cefalea peculiare: la MOH Medication Overuse Headache.

La Cefalea da Sovrauso di medicinali è spesso l’evoluzione finale complementare di altre forme di cefalea. Spesso sono prescritti miorilassanti o psicofarmaci senza domandarsi perché quei muscoli siano così sofferenti e disfunzionali e soprattutto non viene considerato l’intervento manuale.
La Terapia Manuale ortopedica/osteopatica è un rimedio naturale che è stata dimostrata scientificamente avere effetti meccanici, neurofisiologici, periferici, spinali e corticali in grado di ridurre dolori, infiammazioni, rigidità miofasciali, migliorare la mobilità e la capacità di movimento e postura.
La Terapia Miofasciale è l’insieme di tecniche di terapia manuale, impiegate da sole o in combinazione, per trattare i Trigger Points o le disfunzioni neurofasciali in generale.
Le tecniche sono numerose e spesso si basano su modelli teorici diversi, alcuni dei quali anche obsoleti alla luce delle recenti acquisizioni scientifiche.
La notizia positiva è che, teoria esplicativa a parte, nessun approccio è migliore di un altro perchè tutti hanno gli stessi effetti:

  1. migliorano per via riflessa nervosa l’estensibilità dei tessuti,
  2. migliorano la circolazione e ossigenazione locale,
  3. stimolano i recettori di movimento,
  4. attivano i meccanismi di conforto e distrazione dal dolore, il placebo, e tutti quei meccanismi neurofisiologici di modulazione del dolore locale e a distanza, e di riduzione infiammatoria.

Le tecniche più usate sono:
tecniche di compressione diretta: si esercitano con le dita o strumenti specifici pressioni statiche sui tessuti, con intensità e profondità graduate, per tempi brevi (30-90 secondi). Le forze applicate possono essere leggerissime o forti. La scelta dipende dal modello di riferimento dell’operatore, dai meccanismi che si vogliono sfruttare e dalle richieste o aspettative del paziente. In generale e secondo i dati attuali, pressioni eccessive possono essere controproducenti perché il paziente si irrigidisce e gradisce meno.
tecniche di release miofasciale o strokes miofasciali: si eseguono con le dita o con le nocche o con strumenti particolari, e consistono in scivolamenti (di media 6-8) perpendicolari e diretti sulle fibre muscolari, molto lenti. La pressione deve essere costante, e il tratto di breve lunghezza (pochi centrimetri)
tecniche di muscle play: è la combinazione di tecniche di compressione tra muscoli adiacenti con l’aggiunta di mobilizzazioni articolari. Mentre si mantiene una pressione sul punto o area trigger tra muscoli adiacenti, si eseguono dei movimenti di stiramento, passivi o attivo-assistiti, della colonna o degli arti
tecniche miotensive (PIR Rilassamento Post Isometrico, RI Inibizione Reciproca, PNF, MET Energia Muscolare) sono tecniche attivo-assistite che richiedono la partecipazione del paziente a cui viene chiesto di opporre delle resistenze controllate a delle sollecitazioni di movimento e stretch secondo precise direzioni
Dry Needling o puntura a secco:per maggiori informazioni su questo approccio leggi qui Mal di Testa e Dry Needling.

Testa il tuo mal di testa

CLINICA DEL MAL DI TESTA

È IL PRIMO NETWORK MULTIDISCIPLINARE ITALIANO DI PROFESSIONISTI ESPERTI NELLA VALUTAZIONE, CURA E GESTIONE DELLA PERSONA CON MAL DI TESTA O CEFALEA

TROVA IL PROFESSIONISTA o IL CENTRO PIÙ VICINO A TE