Rigidità cervicale

La rigidità cervicale è un disturbo molto diffuso e comune. Generalmente è caratterizzata da dolenzia diffusa sulle spalle, vaga, tra le scapole e lungo il collo fino alla base della nuca. I movimenti sono limitati e dolenti , specialmente ruotare la testa da un lato come per guardare dietro.

La rigidità cervicale spesso è associata a mal di testa, cefalea tensiva o emicrania. Se soffri di mal di testa e hai rigidità cervicale fai subito questo Test cervicale per mal di testa .

Può altresì associarsi a un’altra condizione clinica molto comune che colpisce spesso al risveglio o dopo uno sforzo o un movimento improvviso: il blocco cervicale acuto o torcicollo. Per approfondire leggi qui: torcicollo.

Può essere anche uno dei sintomi che accompagnano episodi di vertigine o pseudo-vertigine, con o senza cefalea. I disturbi cervicali pososno essere causa di sindromi pseudo-vertiginose infatti. Per approfondire leggi questo articolo: vertigini-da-cervicale .

Cosa fare in caso di rigidità cervicale

La rigidità cervicale di cui abbiamo parlato nel precedente articolo, prevede semplici interventi basta rivolgersi ai professionisti esperti e giusti.

La maggior parte delle volte la rigidità cervicale ha un’origine muscolare e quando ciò accade può essere trattata velocemente e con poche sedute.

La rigidità cervicale è una delle caratteristiche fondamentali della cosidetta condizione clinica definita “cervicalgia”. Per approfondire leggi: curare-la-cervicale

Quando i movimenti cervicali vengono limitati e la rigidità si manifesta, che sia lieve o grave, che sia insorta dopo aver dormito in una certa posizione o dopo uno sforzo, le prime cose da fare sono semplici, auto-somministrabili e sono uguali per tutti:

Consapevolezza: rendersi consapevoli che qualcosa è successo, è normale che il collo possa irrigidirsi e che c’è bisogno di almeno 24 ore per poter ipotizzare una possibile causa e decidere cosa fare.

Tranquillità: la prima cosa da fare dopo l’insorgenza di tali sintomi è stare tranquilli, “ascoltare” il corpo nel senso che di evitare i movimenti e posizioni che provocano più dolore e aumentano la rigidità. Questo vale per le prime 24-48 ore. Il tempo è amico e consigliere.

Per star sicuri e avere subito un’idea del problema basta rivolgersi a un fisioterapista specializzato come noi: chi-siamo.

Movimento: è fondamentale continuare a fare le cose normalmente con i dovuti accorgimenti. Da evitare assolutamente il riposo passivo, ad esempio stare a letto o prendere farmaci subito, mettere un collare o fare radiografie o risonanze. Tutto ciò non serve a nulla e peggiora la situazione indebolendo il fisico e la mente.

Realismo: Non esistono cuscini magici o creme da spalmare per risolvere tutto e subito. Ti sei fatto/a male e il collo è rigido. Il calore può darti un po’ sollievo.

Calore: il calore favorisce la vascolarizzazione e dunque l’apporto di nuovo sangue e ossigeno e sostanze nutrienti nell’area sofferente. In questo modo viene stimolata la risposta di adattamento e guarigione dei tessuti. Vanno bene bagni caldi, doccia, fasce che rilasciano calore tipo thermacare. La somministrazione di calore va evitata nelle prima 24-48 ore.

Farmaci: gli antiinfiammatori servono a ridurre i processi di infiammazione MA l’infiammazione è un evento naturale e necessario. I primi 4-5 giorni NON dovrebbero essere assunti. Se dopo una settimana la rigidità,  il gonfiore o i dolori permangono allo stesso livello o peggiorano ha senso prenderne ma per alcuni giorni 5-7 e secondo le posologie corrette.

Stretching e Movimenti gentili

Non appena possibile, cioè tollerabile, è bene iniziare a fare pochi ma continui esercizi di stretching dinamico (cioè movimenti ripetuti) e tonificazione del collo anche generici. Ad esempio ruotare 10 volte a destra lentamente fino a dove possibile, poi a sinistra e così via. Muoversi è sempre benefico e aiuta a migliorare la cosiddetta “Stretch Tolerance” cioè “l’estensibilità” dei tessuti. Questo si traduce in una maggiore capacità di movimento e benessere. Per scoprire le verità e i miti sullo stretching leggi qui: lo-stretching-effetti-stiracchiati-paul-ingraham.

Per star sicuri e avere risultati migliori, è bene rivolgersi a un fisioterapista specializzato come noi: chi-siamo.

Esercizi aerobici a basso impatto

Oltre ai semplici esercizi di stretching o movimento generale, qualsiasi forma di esercizio aerobico a basso impatto è consigliato da subito. Ad esempio camminare, bicicletta, step machine o ellittica.

Trattamento manuale

Le principali e migliori tecniche utilizzate dai fisioterapisti specializzati per gestire la rigidità cervicale sono:

– tecniche di manipolazione tissutali: si eseguono con le mani o con strumenti particolari, e consistono in pressioni sostenute o associate a movimenti. Vengono interessati diversi tessuti contemporaneamente: la cute, i vasi sanguigni, i nervi stessi, la fascia, i muscoli, i tendini, le articolazioni, i legamenti e le inserzioni di tali tessuti sulle ossa. Generalmente sono tecniche lente e di piccola ampiezza, con intensità e profondità graduali, per tempi brevi;

tecniche miotensive di rilassamento e inibizione: sono tecniche di mobilizzazione attivo-assistite che  prevedono stimolazioni specifiche e stretching;

tecniche intramuscolari  o Dry Needling: per maggiori informazioni su questo approccio leggi qui Mal di Testa e Dry Needling;

tecniche di manipolazione spinale: sono tecniche di medicina manuale ortopedica e osteopatia, veloci, di piccola ampiezza, che possono produrre rumori particolari (il famoso “crock o crack”) usate solo in casi particolari, molto sicure ed efficaci in mani esperte;

– tecniche di educazione neuroscientifica e comunicazione/coaching per apprendere la neurofisiologia del dolore, rimodulare convinzioni negative, stimolare una risposta e partecipazione attive e responsabili al percorso terapeutico. Per approfondire questo argomento leggi: educazione neuroscientifica del dolore .

– esercizi di ricondizionamento neuro-muscolare: movimenti specifici, semplici, per stimolare il sistema nervoso con effetti neurofisiologici locali e globali e favorire il recupero della resistenza e della mobilità tissutale.

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