Traduzione a cura di Riccardo Rosa. Articolo originale “Trigger Point and Nervous System: Myth or Reality? “.

C’è un gran dibattito a livello mondiale riguardo al fatto se i Trigger Point (TrP) debbano essere considerati un‘ entità clinica rilevante con propri criteri diagnostici (1), se debbano essere considerati solo un fenomeno sensoriale e motorio secondario ad altri problemi, o se tale fenomeno sia affidabile  a sufficienza per essere significativamente categorizzato. (2)

Il dibattito riguarda i meccanismi che starebbero alla base dell’espressione dei TrP. Alcuni clinici e ricercatori suggeriscono che i TrP sono il risultato di processi di sensibilizzazione centrale mentre altri li identificano come fenomeni di sensibilizzazione tissutale locale. Questo argomento è già stato discusso in un articolo precedente. (3) 

Sulla base della recente letteratura, sembra che i TrP non siano la consequenza della sensibilizzazione centrale. Recentemente, il nostro gruppo di ricerca ha esplortao le caratteristiche sensoriali dei trigger point latenti per cercare di determinare il contributo  della sensibilizzazone  centrale.

I TrP latenti – quelli che riproducono sintomi non famigliari al paziente – sono aree ipersensibili che una volta stimolate inducono dolore riferito – cioè producono sintomi e dolore a distanza dal punto di stimolazione. Nonostante i TrP latenti siano per definizione non dolorosi finchè stimolati, la loro rilevanza neurofisiologica e clinica è supportata dalla letteratura. (4)

trigger point sensibilizzazione e dolore riferito

Il nostro studio, pubblicato sul Clinical Journal of Pain intitolato “Exploration of quantitative sensory testing in latent trigger points and referred pain areas” (5) ha valutato una batteria di test sensoriali quantitativi sopra i TrP latenti del muscolo estensore radiale breve del carpo e nelle rispettive aree di dolore riferito, e le stesse valutazioni son state eseguite su una medesima area non-TrP contro-laterale. Abbiamo trovato che i TrP latenti sono associati con iperestesia meccanica , iperalgesia alla pressione e ipoestesia alla vibrazione. Nessuno di questi cambiamenti sensoriali è stato riscontrato nella corrispondente area non-TrP controlaterale.(5)

I nostri riscontri hanno sollevato una questione perché i TrP latenti son stati riscontrati in una popolazione asintomatica (soggetti sani) che non ha manifestazioni cliniche di meccanismi di sensibilizzazione e dunque ci siamo chiesti come la sensibilizzazione centrale possa contribuisca a ciò?. (3)

La sensibilizzazione centrale è considerato un fenomeno bilaterale, perché dunque abbiamo differenze così significative nei test sensoriali quantitativi meccanici tra l’area TrP latente e la medesima area (non-TrP) controlaterale?. (6) La sensibilizzazione centrale è usualmente associata a dolore diffuso, ipersensibilità generalizzata e se fosse alla base dell’espressione dei TrPs, ci domandiamo come sia possibile che un’area localizzata di alcune fibre di un particolare muscolo possa elicitare dolore riferito, mentre 1 o 2 centimetri sopra o sotto la medesima area di tali fibre muscolari questo non accada?

Altre osservazioni cliniche sembrano supportare il contributo tissutale locale come ad esempio: quando un dolore acuto si presenta associato a TrPs, trattamenti effettivi dei TrPs risolvono sia i TrPs che il dolore acuto. Inoltre, il paziente può essere asintomatico per molto tempo e qualche volta lo stesso dolore non riappare a meno che non sopraggiungano i medesimi fattori causativi. Queste osservazioni suggeriscono che TrPs non sono una conseguenza della sensibilizzazione o una disfunzione del sistema nervoso ma una manifestazione tissutale locale. Senza dubbio, noi dobbiamo riconoscere che ci sono molti gaps nella clinica e teoria e sono necessari chiaramente ulteriori studi.

Autore: César Fernández-de-las-Peñas, professore di Fisioterapia all’ Universidad Rey Juan Carlos a Madrid, in Spagna dove dirige un gruppo di ricerca clinica sulle scienze del dolore. Con un’ esperienza di oltre 18 anni di pratica clinica e terapia manuale su dolore e condizioni croniche, ha completato un PhD in scienze biomediche al Centre for Sensory Motor Interaction (SMI) in Aalborg University, Danimarca e un secondo PhD in Physical Therapy all’ Universidad Rey Juan Carlos. Le sue attività di ricerca si concentrano sulle scienze biomediche, la neuroscienza e in particolare la scienza del dolore e i dolori cronici. Ha partecipato a più di 400 pubblicazioni scientifiche e in 160 di esse è il primo autore.

References

[1] Fernández-de-las-Peñas C, Dommerholt D. International consensus on diagnostic criteria and clinical considerations of myofascial trigger points: A Delphi study. Pain Med 2018; 19: 142-150.

[2] Quintner JL, Bove GM, Cohen ML. A critical evaluation of the trigger point phenomenon. Rheumatol 2015; 54: 392-9.

[3] Fernández-de-las-Peñas C, Dommerholt J. Myofascial trigger points: A peripheral or central phenomenon? Current Rheumatol Reports 2014; 16: 395.

[4] Ge HY, Arendt-Nielsen L. Latent myofascial trigger points. Curr Pain Head Rep 2011; 15: 386-392.

[5] Ambite-Quesada S, Arias-Buría JL, Courtney CA, Arendt-Nielsen L, Fernández-de-las -Peñas C. Exploration of quantitative sensory testing in latent trigger points and referred pain areas. Clin J Pain 2018; 34: 409-414.

[6] Koltzenburg M, Wall PD, McMahon S. Does the right side know what the left is doing? Trends Neurosci 1999; 22: 122-127.